Serve la visita neurologica quando si soffre di insonnia?

insonnia visita con neurologo

L’insonnia è una condizione non patologica che consiste in un reiterato disturbo del sonno che comporta difficoltà di addormentamento e l’alterazione del ciclo sonno – veglia. La privazione del sonno rappresenta una grave mancanza nell’organismo, tant’è che in determinati soggetti, ha un influenza così negativa sulla persona e sulle attività quotidiane, che ben presto chiedono l’aiuto di un neurologo per risolvere.

Caratteristica peculiare del soggetto affetto da questo disturbo è la discontinuità del sonno e la bassa qualità del suo riposo: la maggior parte dei casi tende a manifestare questa condizione in risposta ad una primaria condizione di malessere che la determina.
Esistono due categorie con le quali si è soliti classificare l’insonnia: si definisce insonnia temporanea quella prolungata nel tempo ma dipendente da una condizione fisica o mentale non permanente. Si parla di insonnia temporanea quando il soggetto patisce una scarsa qualità del sonno causata da fattori momentanei come una condizione di dolore fisico o di particolare stress psicologico. L’insonnia temporanea, detta anche primaria, insorge solitamente tra i 15 ed i 30 anni e tende a divenire cronica se non opportunamente curata.
L’insonnia secondaria propone un quadro clinico chiaramente influenzato da disturbi psichiatrici, dall’uso di farmaci, alcol e sostanze psicoattive o da pregresse cause organiche.
Tutti i tipi di insonnia richiedono un periodo minimo di almeno un mese di disturbi prima di essere riconosciute e classificate. In questo senso la visita neurologica rappresenta uno strumento di enorme importanza per ottenere una diagnosi tempestiva ed efficace e, di conseguenza, per attuare in maniera immediata tutte le contromisure utili ad arginare o risolvere il problema.

Insonnia: le cause principali

L’insonnia primaria non è di per sé un aspetto indicativo o collaterale di una condizione patologica: un soggetto può essere naturalmente incline a veder alterata la qualità del proprio sonno in conseguenza ad eventi stressanti o dolorosi in grado di influenzarla. Di solito questa condizione tende a venire meno nel momento in cui la causa scatenante viene risolta.
L’insonnia secondaria è, invece, direttamente connessa ad una seconda causa, ha una durata tendenzialmente molto estesa e può essere causata da malattie, stress, problemi intestinali, apnea e ictus. Questa condizione può altresì connettersi a condizioni fisiologiche particolari, come menopausa e gravidanza e uso o abuso di particolari farmaci e di sostanze come alcol e tabacco.
Naturalmente anche condizioni esterne, come problemi connessi all’ambiente di riposo (rumore, luce, scomodità del letto), possono avere un peso notevole sulla qualità del sonno.

Come si manifesta l’insonnia?

Tra i sintomi connessi al manifestarsi dell’insonnia quello più evidente è la particolare lunghezza del tempo necessario per addormentarsi: si tende a definire lunga una fase di addormentamento che dura più di 30 minuti. Il soggetto affetto da insonnia tende a svegliarsi più volte durante la notte e riscontra difficoltà notevoli per abbandonare la fase di veglia. Comuni a buona parte dei soggetti sono anche un continuo senso di stanchezza, che si palesa soprattutto durante il giorno, gli sbalzi d’umore ed una reiterata sensazione di sonnolenza.

Come può aiutare il neurologo?

La visita neurologica può aiutare a identificare anzitempo le cause che determinano l’insonnia, consentendo così al medico di attuare una terapia efficace in grado di agire direttamente alla radice del problema.
Si può contattare un neurologo dopo aver sofferto di insonnia cronica (quindi almeno per tre mesi): bisognerà portare un “diario del sonno” per un arco temporale di almeno due settimane, in cui saranno registrate le ore di sonno, gli orari di quando si va a dormire o ci si sveglia, le ore svegli e tutti i dettagli necessari.
Nel caso, il medico neurologo, potrà consigliare al soggetto ulteriori visite specialistiche per determinare la presenza o meno della patologia, o per comprendere meglio l’effettivo quadro clinico.

Referti online: da oggi disponibili sul sito di Medical Imaging

Professionalità e cortesia sono all’ordine del giorno nel nostro centro, ma quello che veramente caratterizza il nostro lavoro da sempre è la volontà di aggiornarci con le novità di settore per offrire servizi di qualità superiore. Per questo motivo, Medical Imaging – Polisanitaria Iodice da oggi mette a disposizione dei propri clienti il servizio di consultazione, ritiro e download dei referti online.

In questo modo, i pazienti potranno consultare comodamente da casa propria i risultati dei loro esami, senza dover per forza recarsi presso la nostra sede. Il servizio è disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Tramite il pulsante attivo nel footer delle pagine, è possibile accedere all’area dedicata e consultare i risultati degli esami eseguiti nel nostro centro di diagnostica per immagini di Curti (Caserta).

Come accedere ai referti online?

Il paziente deve richiedere in accettazione la stampa delle credenziali d’accesso all’area dedicata. Solamente dopo la registrazione, sarà possibile effettuare il login e consultare i referti.

Dispepsia: ricorrere al gastroenterologo in caso di digestione lenta

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In cosa consiste la digestione?

La digestione consiste in un insieme di processi funzionali alla trasformazione e alla riduzione dei principi nutritivi assunti durante l’alimentazione in sostanze più facili da essere assorbite. La digestione coinvolge un numero piuttosto esteso di organi e inizia già all’interno della cavità orale, area in cui l’apparato dentale svolge un’azione di triturazione del cibo, funzionale ad agevolare il successivo lavoro compiuto dall’esofago, dallo stomaco, dal duodeno e dall’intestino. Partecipano al processo digestivo anche il pancreas, che secerne gli enzimi digestivi necessari alla sintesi delle sostanze assunte durante i pasti, ed il fegato.

A volte, però, la digestione è lenta oppure scarsa, e comporta non pochi problemi alla persona: rivolgersi ad un gastroenterologo può aiutare a risolvere eventuali problematiche. Approfondiamo insieme questa tematica.

Cos’è la dispepsia

La dispepsia, patologia comunemente riconosciuta come “cattiva digestione”, determina un’alterazione delle normali capacità digestive dell’individuo, causando dolore, bruciore e fastidi nella zona addominale frapposta tra le coste e l’ombelico. Questo genere di malesseri tende, in particolare, a verificarsi subito dopo i pasti, ovvero quando il processo digestivo viene attivato.
La patologia, che interessa circa 1/5 della popolazione adulta, tende a produrre sintomi differenti in funzione della sua specifica natura.
Esistono, infatti, almeno 3 tipi fondamentali di dispepsia: quella biliare, quella intestinale e, in ultimo, quella di origine nervosa.
Tra i fattori di rischio in grado di determinare o accentuare i sintomi propri della malattia possono aggiungersi cause quali stress, eccesso di alcol, fumo e altre malattie collaterali in grado di intaccare il normale funzionamento degli organi deputati alla digestione.

Cattiva digestione: i sintomi principali

La dispepsia comporta nella maggior parte dei pazienti una sintomatologia chiara e fastidiosa, che si propone con dolori intensi allo stomaco. A dolori e bruciori possono accopparsi fenomeni quali eruttazioni, vomito, flatulenza, borborigmi intestinali, nausea e diarrea.
Come detto, i sintomi tendono a comparire in maniera più evidente in seguito ai pasti principali della giornata, causando gonfiore addominale, senso di pesantezza, rigurgito acido ed una sgradevole sensazione di pienezza.
Tra le implicazioni connesse al profilarsi della malattia, può essere presente anche l’alitosi, conseguenza diretta del prolungato ristagno del cibo nello stomaco.
Più rara e generalmente meno invalidante è la presenza di sintomi quali sonnolenza, emicrania, deficit dell’attenzione ed irritabilità.

Quali sono le cause della digestione lenta?

Molti medici ripetono spesso che la digestione inizia a tavola: è vero, infatti, che mangiare in maniera troppo veloce, non riservandosi il tempo necessario a consumare ogni pietanza senza fretta, può essere estremamente deleterio. I ritmi incalzanti di uno stile di vita frenetico, infatti, possono indurre il soggetto a masticare il cibo meno del dovuto, complicando in maniera consistente l’intero processo di digestione e causando, a lungo andare, conseguenze invalidanti.
Consumare i propri pasti in maniera troppo veloce, inoltre, porta ad ingerire, oltre al cibo, anche grandi quantità di aria, che ostacolano a loro volta il processo digestivo e possono causare fenomeni di aerofagia e meteorismo.

Cosa fare quando si soffre di digestione lenta? I nostri consigli

Affinché quanti soffrono di dispepsia possano contenere al massimo i disagi connessi alla loro condizione patologica, è necessario, in prima battuta, mangiare in maniera lenta, masticando lungamente. Importante è altresì identificare a monte tutti gli alimenti in grado di influire negativamente sull’efficacia del processo digestivo, eliminando dalla propria dieta i cibi che causano acidità gastrica. Allo stesso modo, è opportuno correggere la propria alimentazione, sottoponendosi a scrupolosi controlli medici come una visita gastroenterologica che può evidenziare la presenza di allergie, intolleranze o altro.

Visita gastroenterologica in caso di dispepsia

In questo senso, dunque, consultare un esperto in gastroenterologia può rivelarsi una scelta proficua per identificare il problema e per combattere in maniera efficace la patologia.
Il consulto medico, infatti, è particolarmente importante per tutti i soggetti che lamentano dolori molto acuti e disturbi persistenti, specie se accompagnati a dimagrimento, vomito e disappetenza.
Durante la visita, lo specialista svolge un’attenta anamnesi, raccogliendo con scrupolo tutte le informazioni necessarie a tracciare un quadro clinico chiaro sul quale basare il successivo esame obiettivo. Per perfezionare il processo diagnostico, il medico può chiedere lo svolgimento di accertamenti ed esami volti, in primis, ad escludere la natura estemporanea della sintomatologia ravvisata dal paziente e, in seconda battuta, ad accertare lo stato patologico.
Per diagnosticare una dispepsia funzionale possono essere necessari esami quali analisi dell’helibacterpylori, ecografia, radiografia, gastroscopia, risonanza e tac.

Come prepararsi ad una TAC?

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La TAC è uno degli strumenti di maggiore importanza nel contesto del processo diagnostico e terapeutico di svariate patologie: “Tac” è l’acronimo di tomografia assiale computerizzata: con questo nome si è soliti indicare un esame radiologico di carattere non invasivo che sfrutta la potenza dei raggi X per elaborare delle immagini dettagliate dei complessi corporei analizzati. Il particolare livello di dettaglio garantito dalle immagini prodotte dai più moderni macchinari oggi presenti sul mercato permette di semplificare e velocizzare l’intero processo diagnostico, offrendo un quadro chiaro dello stato di salute di ogni paziente.
Questo tipo di accertamento è richiesto in svariate circostanze: la tac permette di verificare la presenza di ischemie, tumori, traumi, emorragie e lesioni che interessano il sistema nervoso, l’apparato muscoloscheletrico e gli organi dell’addome.

Chi può fare la tac?

La tac è un accertamento diagnostico che non presenta particolari controindicazioni per la maggior parte dei pazienti: questo tipo di screening tende a non produrre effetti collaterali, eccezion fatta che per sporadici casi di nausea, prurito e reazioni cutanee, quasi sempre connessi ad un’allergia.
Più frequente è incappare in qualche effetto collaterale dovuto all’impiego del mezzo di contrasto: nel caso in cui il soggetto da sottoporsi all’esame sia allergico, è opportuno che il medico curante valuti, di caso in caso, se richiederela tac o avvalersi di altri strumenti diagnostici.
La TAC all’addome, e in genere ogni esame che prevede l’impiego di radiazioni ionizzanti, è sconsigliato durante la gravidanza, mentre non comporta alcun tipo di conseguenza ai portatori di pacemaker.

Che differenza c’è tra tac e tac con mezzo di contrasto?

Rispetto alla TAC tradizionale, quella con mezzo di contrasto è utile a ricavare immagini ancor più dettagliate dei complessi analizzati: questo strumento assume particolare importanza nell’ambito del trattamento di soggetti affetti da patologie croniche, infiammatorie e tumorali.
L’iniezione del mezzo di contrasto agevola l’analisi dei complessi arteriosi e venosi, dei linfonodi e dei parenchimi.

Come ci si prepara ad una tac?

Per procedere allo svolgimento dell’esame nelle condizioni ideali, è necessario che il paziente si distenda su un lettino in una posizione specifica che cambia a seconda del distretto corporeo da analizzare. Il lettino, durante lo svolgimento dello screening, può effettuare alcuni movimenti automatici al fine di ottimizzare il lavoro compiuto dallo scanner.
La Tac richiede una preparazione specifica solo quando è necessario anche l’impiego del mezzo di contrasto: in questo caso, è necessario che il paziente si presenti allo screening a digiuno da almeno sei ore. In tutti gli altri casi è sufficiente presentare allo specialista gli esami del sangue che devono contenere i valori di creatinina e glicemia (per verificare lo stato di salute di fegato e reni). Il giorno precedente all’esame con mezzo di contrasto, il paziente dovrà idratarsi molto bevendo almeno 1,5 litri di acqua. Non è richiesta la sospensione di eventuali terapie farmacologiche già in corso in quanto non vi è nessun rischio, specialmente per i pazienti che assumono farmaci per ipertensione e diabete.

Rischi e disagi

La natura non invasiva della TAC rende questo tipo di accertamento sicuro e non doloroso per qualsiasi paziente: l’impiego di macchinari di ultima generazione, inoltre, rende sufficienti pochissimi minuti per lo svolgimento di tutte le procedure d’indagine diagnostica e riduce al massimo il rischio di dover fronteggiare sgradevoli effetti collaterali.
L’impiego di radiazioni ionizzanti sconsiglia comunque di ripetere l’esame ad intervalli di tempo troppo ravvicinati: per le donne in gravidanza è opportuno, laddove possibile, preferire la risonanza magnetica o l’ecografia.

Nuovi macchinari ed una sede più ampia per Medical Imaging

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Nell’ottica del continuo miglioramento del servizio offerto ai propri pazienti, Medical Imaging ha recentemente ampliato la superficie della propria sede principale, collocata a Curti (CE), in Via Nazionale Appia, 28.
Con l’ampliamento di 170 mq al quale è stata sottoposta la struttura casertana, riferimento nel settore della diagnostica per immagini, il centro ha raggiunto un’estensione complessiva di oltre 800 mq.

I nuovi spazi ricavati all’interno dell’edificio che ospita Medical Imaging ha permesso l’installazione di due nuovi macchinari, ai quali è demandato il compito di estendere la gamma di accertamenti ai quali è possibile sottoporsi all’interno di questo centro d’eccellenza: da questo momento in avanti, infatti, i nostri professionisti potranno mettere a disposizione dei loro pazienti il terzo ecografo Samsung (Ultrasound RS80A) ed una nuova RM prodotta da Siemens (Magnetom Aera).

I due nuovi macchinari che saranno in uso presso il centro di diagnostica per immagini di Curti, rappresentano un compendio ottimale delle migliori tecnologie attualmente proposte sul mercato: entrambi gli apparecchi, infatti, pongono nuovi riferimenti assoluti in quanto ad efficacia e precisione diagnostica, offrendo una risoluzione ed un livello di qualità dell’immagine molto superiore rispetto alla media.

Non solo: i due dispositivi, grazie alla tecnologie impiegate per il loro funzionamento, sono in grado di accorciare notevolmente il tempo richiesto per lo svolgimento di ogni accertamento, snellendo così le procedure necessarie all’esecuzione di un controllo medico, a tutto vantaggio della praticità e del confort del paziente.
Il centro di diagnostica per immagini Medical Imaging si pone, dunque, ancor di più come punto di riferimento per l’esecuzione di accertamenti medici, affiancando allo svolgimento di prestazioni radiologiche tradizionali, lo sfruttamento delle più recenti tecnologie applicate alla Risonanza ed alla TAC.

Medical Imaging è il risultato diretto dei quasi 60 anni di esperienza maturata nel proprio mercato di competenza. Il centro medico polispecialistico opera anche in convenzione con il servizio sanitario nazionale e garantisce pertanto ai propri pazienti la possibilità di disporre di un servizio di elevatissima qualità, assicurato dalla collaborazione con tecnici e professionisti di elevata competenza.
All’alto livello di specializzazione di tutte le figure professionali che operano all’interno del centro, si abbina, naturalmente, l’impiego di macchinari di ultima generazione, in grado di assicurare una precisione diagnostica superiore alla media.

L’ampliamento della sede permette, dunque, di porsi ancor di più come punto di riferimento per l’intero sistema sanitario, assicurando a medici, ospedali, case di cura e ASL un supporto qualificato ed efficace.
Il costante aggiornamento tecnologico, sostenuto dalla scrupolosa opera di controllo e manutenzione dei dispositivi in uso all’interno della struttura, rendono possibile il continuo miglioramento della qualità del servizio offerto.
Per velocizzare ed ottimizzare le procedure di prenotazione delle visite e di ritiro dei referti, mette a disposizione dei propri pazienti tre diversi canali: per programmare una prestazione, infatti, è possibile recarsi personalmente presso la sede di Via Nazionale Appia, 28 a Curti, telefonare allo 0823 843087 o compilare il form online.

Magnetom Aera, arriva il nuovo macchinario per la risonanza magnetica

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Magnetom Aera è il nuovo rivoluzionario macchinario di diagnostica per immagini messo a punto da Siemens per ottimizzare il processo di trattamento dei pazienti.
Tra le caratteristiche esclusive di questo prodotto figurano il design ultra compatto e l’ampia apertura del tunnel, che assicurano un alto livello di confort al paziente durante lo svolgimento di una risonanza magnetica. Molto elevato è anche il livello di produttività: grazie alle nuove tecnologie impiegate, il macchinario Siemens riesce a garantire prestazioni del 50% superiori rispetto a quelle dei dispositivi della generazione precedente.

Vantaggi per i pazienti

La principale peculiarità di questo macchinario è sicuramente la sua larghezza: infatti, il suo tunnel di soli 70 centimetri rende la visita molto più confortevole. In tal modo, il paziente è più sereno e rilassato per tutta la durata del test.

Dal punto di vista pratico, l’impiego della tecnologia TIM 4G e DOT permette a Magnetom Aera di snellire e velocizzare il lavoro compiuto dagli operatori sanitari preposti all’impiego della macchina.
La nuova tecnologia Dot, nello specifico, rappresenta un superamento dei precedenti standard di riferimento per la diagnostica per immagini: con questo dispositivo, infatti, è possibile personalizzare in ogni dettaglio il processo di indagine clinica, adattando così le caratteristiche dello screening alle effettive necessità e alle specifiche peculiarità morfologiche di ognuno dei pazienti.

Da tutto ciò scaturisce un più alto livello di qualità delle immagini, una maggior semplicità d’impiego e un consistente aumento dell’efficienza e della rapidità d’azione.

La tecnologia Tim 4G si applica invece al sistema di trasmissione, e sfrutta un impianto composto da innovative bobine ad alta intensità per creare un sistema di ricezione che elabora una proiezione digitale di elevatissima qualità. I vantaggi connessi all’impiego di questa tecnologia si traducono in un più alto livello di risoluzione delle immagini, in un accorciamento consistente della durata degli esami e nella possibilità di provvedere ad una più rapida esecuzione del processo di preparazione allo screening.
Il dispositivo consente di monitorare contemporaneamente anche più di un paziente, per un totale di 250 kg. Questa caratteristica si sposa alle particolari misure della struttura, che può contare su una bocca d’accesso di 70 cm e su un tunnel da 145 cm.
Un sistema di luci a led aumenta la sensazione di confort dei pazienti durante l’esecuzione delle prestazioni mediche: l’operatore medico può perfino modificare la colorazione delle luci in funzione delle preferenze del proprio paziente. La grande efficienza del dispositivo, inoltre, assicura costi di gestione ridotti ed un basso impatto energetico.

Tra le peculiarità ecologiche del nuovo Magnetom Aera Siemens figura la presenza di un pacchetto di raffreddamento opzionale che modifica automaticamente i parametri del sistema in funzione di un risparmio energetico che può sfiorare il 50%.
La contestuale presenza di un vaporizzatore senza elio garantisce un ancor più alto livello di efficienza e permette una più rapida preparazione dei pazienti ed una più veloce ed efficace acquisizione delle immagini.

Gli impieghi possibili

Il Magnetom Aera di Siemens può essere impiegato per il trattamento e la diagnosi di svariate patologie. Il modernissimo macchinario, infatti, trova impiego diagnostico nell’ambito della neurologia, dell’ortopedia e della cardiologia.

La grande duttilità del nuovo dispositivo progettato e prodotto da Siemens si traduce in un’estesa possibilità di utilizzo anche nel contesto pediatrico, angiografico e oncologico. Il Magnetom può altresì rappresentare un valido alleato nel processo diagnostico e terapeutico di malattie andrologiche e ginecologiche.

Utilizzi clinici

  • Neurologia (anche per pazienti non cooperativi)
  • Ortopedia (imaging delle articolazioni e del muscolo-scheletrico, ginocchio, anca, spalla, misurazioni in 3D)
  • Cardiologia (morfologia, funzione ventricolare, caratteristiche del tessuto, altro)
  • Corpo (addome, bacino, colonscopia virtuale, colangio-pancreatografia RM, scintigrafia renale dinamica e urolografia RM)
  • Pediatria, anche per i neonati
  • Angiografia (arterie e vene con e senza mezzo di contrasto)
  • Oncologia (determinazione del livello di stadi azione delle metastasi)
  • Salute dell’uomo (esame della prostata) e della donna (mammografia)

Caratteristiche tecniche esclusive

La scheda tecnica del nuovo Magnetom Aera di Siemens sfoggia alcune caratteristiche esclusive di grande valore: l’impiego della 4° generazione della tecnologia Tim garantisce la presenza di 204 matrici e di 64 canali, elementi in grado di perfezionare il livello di dettaglio di ognuna delle immagini acquisite dall’apparecchio. Il magnete TrueForm, inoltre, permette di verificare lo stato di salute di grandi distretti anche con il tunnel aperto, senza alterazioni della risoluzione spaziale e della rapidità d’azione.
Sfruttando le tecnologie esclusive Tim 4G e Dot, il macchinario è in grado di garantire un impiego ad ampio spettro e di rappresentare un valido alleato nel processo diagnostico, preventivo e terapeutico funzionale alla cura di ogni paziente.

Sport e visita con cardiologo, un controllo fondamentale prima di iniziare

cardiologo e sport

Svolgere una costante attività fisica è un toccasana per la salute dell’organismo: praticare uno sport che permetta al fisico di irrobustirsi e di tenersi in periodico movimento, infatti, è una scelta in grado di contribuire ad elevare in maniera significativa lo stato di benessere di tutto il corpo. Fare sport è inoltre una delle migliori soluzioni per scaricare tossine, per bruciare i grassi superflui e per mantenere in allenamento costante i muscoli e gli organi più importanti.
Lo sport è anche una delle chiavi utili a determinare il corretto e sano sviluppo del bambino: introdurre i più piccoli allo sport, incoraggiandoli alla pratica di diverse discipline per tutta l’età dello sviluppo, infatti, abitua i bambini allo svolgimento di un’assidua attività fisica, facilitandone la crescita.
Fondamentale anche dopo l’età dello sviluppo, la pratica di una disciplina sportiva rimane, come detto, molto importante anche per gli adulti: svolgere uno sport in linea con le proprie attitudini fisiche e mentali, infatti, è la miglior soluzione possibile per mantenersi giovani e in forma.
Prima di intraprendere un qualsiasi percorso sportivo, però, è necessario sottoporsi ad un attento controllo di un medico esperto in cardiologia sportiva, il quale è chiamato a verificare che la disciplina scelta dal proprio paziente sia compatibile con le caratteristiche e lo stato di salute del suo organismo.
Contrariamente a quanto in molti sono soliti a sostenere, l’ottenimento dell’idoneità sportiva dal cardiologo non è necessario solo per quanti svolgono un’attività sportiva presso centri specializzati: lo screening medico, infatti, deve avere luogo anche per tutti coloro i quali desiderano intraprendere un percorso sportivo individuale basato su attività come footing, atletica, ciclismo e aerobica.

Sport e bambini: la visita cardiologica prima di iniziare

La visita cardiologica, dunque, deve rappresentare il primo capitolo di qualsiasi percorso sportivo: lo svolgimento di una visita completa di elettrocardiogramma è richiesta, in maniera particolare, ai bambini e a quanti si approcciano alla pratica di uno sport per la prima volta. La visita cardiologica pediatrica, in particolare, rappresenta uno strumento di controllo di primaria importanza per verificare che la struttura cardiaca del bambino sia del tutto idonea a sostenere lo sforzo comportato dall’attività fisica prescelta.
Una visita completa permette, dunque, di accertarsi che non sussistano condizioni tali da rendere sconsigliabile lo svolgimento di una pratica sportiva: gli esami di routine, in particolare, permettono di identificare eventuali aritmie e malformazioni e di verificare la resistenza del muscolo cardiaco sotto sforzo.
Non svolgere questo controllo può rivelarsi una decisione avventata: avviare un percorso sportivo, soprattutto se molto intenso, sconoscendo le effettive condizioni del proprio cuore, può infatti determinare conseguenze molto gravi per la salute dell’atleta.

Sportivi e persone attive: l’elettrocardiogramma per valutare la salute del cuore

La visita con cardiologo completa rappresenta anche uno degli elementi più importanti del percorso di prevenzione che deve essere proprio di tutti gli sportivi. L’accurato controllo di uno specialista, infatti, non deve avvenire solo propedeuticamente all’avvio di una nuova pratica sportiva, ma deve ripetersi periodicamente: solo così, infatti, è possibile monitorare in maniera costante e realmente scrupolosa la salute dell’intero complesso cardiaco, verificando eventuali evoluzioni di uno stato sospetto o patologico e creando i presupposti per intervenire per tempo in caso di necessità.
Trascurare i necessari controlli periodici può essere altamente nocivo per la salute di un atleta, che tende a sottoporre il proprio organismo a sforzi ripetuti e intensi.

Come si svolge una visita cardiologica

La visita dal cardiologo è l’accertamento mediante il quale è possibile rilevare la presenza di patologie dei vasi sanguigni, di cardiopatie, scompensi cardiaci e valvulopatie. Sovente questo genere di prestazione viene accompagnato dallo svolgimento di un elettrocardiogramma, che permette di fornire un quadro ancora più approfondito dello stato di salute dell’intero complesso cardiaco. Oltre ad essere parte integrante del percorso di prevenzione al quale tutti, sportivi e non, devono sottoporsi, la visita cardiologica è anche il primo strumento di indagine utile a tracciare un quadro diagnostico chiaro in tutti i soggetti che denuncino sintomi quali dispnea, dolori toracici, svenimenti, capogiri, palpitazioni e astenia.

Insufficienza cardiaca: l’aiuto dell’ecografia al cuore

ecografia cuore insufficienza cardiaca

L’insufficienza cardiaca è una condizione patologica, diagnosticabile attraverso un’ecografia cardiaca, nella quale si riscontra l’incapacità del muscolo di pompare nell’organismo una quantità di sangue sufficiente.
Questa condizione si verifica nei casi in cui il cuore subisce un indebolimento al quale segue un abbassamento della forza contrattile: quando si riscontra un’insufficienza cardiaca, si manifesta una più o meno consistente diminuzione della capacità di eiezione dei ventricoli ed un calo della gittata sanguigna.
La conseguenza più immediata di questa particolare condizione fisica è la carenza di ossigeno e nutrienti nei tessuti periferici.Non sono pochi i campanelli d’allarme che possano lasciar intuire la presenza di una patologia come l’insufficienza cardiaca: in questo senso, infatti, sono segnali comuni e sempre degni di particolare considerazione la dispnea, il gonfiore agli arti inferiori e un generale senso di stanchezza.

Il livello di incidenza di questa patologia cambia radicalmente in funzione della storia clinica e dell’età di ogni paziente: prima dei 65 anni la percentuale di soggetti interessati da questa condizione è inferiore all’1%, mentre dopo i 65 anni d’età l’incidenza sale al 4%. Questa percentuale tende a risultare ancora più elevata e a raggiungere il 45% se il paziente ha già dovuto affrontare un infarto.
I vari tipi di insufficienza cardiaca vengono classificati in funzione della frequenza e dell’intensità con cui i sintomi tendono ad interessare il paziente o in base alla sezione del cuore nella quale è possibile collocare l’epicentro del problema. Si definisce, per esempio, “acuta” l’insufficienza cardiaca che comporta attacchi con picchi di dispnea, dolore al torace, gonfiore e palpitazioni, mentre viene definita “cronica” la condizione di soggetti la cui sintomatologia, seppur simile a quella elencata precedentemente, si presenta in forma più lieve, ma costante.

L’insufficienza cardiaca può essere riconosciuta anche come “destra” o “sinistra” in relazione al lato del cuore interessato dal problema.

Cause principali dell’insufficienza cardiaca

Di solito, l’insufficienza cardiaca è una condizione patologica che non dipende da una sola causa scatenante ma che, al contrario, tende a presentarsi nel caso in cui si sovrapponessero più concause.
Tra i fattori di rischio che più comunemente sono considerati determinanti ai fini dello sviluppo della malattia è possibile citare l’ipertensione, la presenza di malattie coronariche, cardiopatie ischemiche, cardiomiopatie, anomalie del ritmo cardiaco, patologie delle valvole del cuore, miocardite, diabete, anemia, iper o ipotiroidismo, enfisema, lupus erimatoso sistemico e fattori generici quali l’abuso di alcool, farmaci e droghe, chemioterapia, o infezioni.

I sintomi dell’insufficienza cardiaca

Un generale senso di astenia, accompagnato a qualche difficoltà respiratoria si presenta nella maggior parte dei casi: questi sintomi sono da tenersi in considerazione soprattutto nel caso in cui il paziente tenda a riscontrarli anche in condizioni di sforzo non particolarmente intenso.
Sono campanelli d’allarme da non sottovalutare fenomeni di tosse cronica, disappetenza, nausea, perdita repentina e ingiustificata di peso e tachicardia.

Come diagnosticarla

Nel processo diagnostico propedeutico all’accertamento di questa patologia, l’ecografia al cuore gioca un ruolo di fondamentale importanza. Solitamente questo tipo di accertamento deve essere preceduto dalle analisi del sangue, che permettono, già a monte, di verificare con esattezza quale sia l’effettivo stato di salute delle tre regioni fondamentali del cuore: l’endocardio, il miocardio e il pericardio.

L’ecografia cardiaca permette di completare e ottimizzare il percorso diagnostico, in quanto questo particolare screening per immagini permette di ottenere un quadro con un elevatissimo livello di dettaglio delle condizioni di tutto il complesso esaminato.
L’ecografia al cuore è un esame del tutto indolore, non invasivo e non richiede una particolare preparazione: nella maggior parte dei casi non è richiesto nemmeno che il paziente si presenti all’appuntamento con il medico a digiuno.

Lo svolgimento dello screening è piuttosto rapido: di solito l’esame si conclude entro 10/15 minuti: per effettuare la procedura di indagine clinica, è necessario che il paziente si stenda a petto nudo su un lettino, lasciando che l’ecografista posizioni sul distretto corporeo da analizzare alcuni elettrodi.
Successivamente, avvalendosi di un’apposita sonda ad ultrasuoni sarà possibile visualizzare le immagini del cuore e delle sue strutture principali mediante un monitor collocato nelle immediate vicinanze dello specialista.
Non esistono particolari controindicazioni che rendano sconsigliabile lo svolgimento dell’ecografia cardiaca.

Asma allergica: quando fare una radiografia torace

asma allergica radiografia torace

L’asma allergica è una patologia che interessa l’apparato respiratorio e che viene innescata da alcuni allergeni specifici, quali polvere, acari o peli di animali.
Solitamente l’asma allergica si presenta con episodi intermittenti o cronici di disturbi quali difficoltà respiratorie, sovrapproduzione di mucosa bronchiale e tosse.
La malattia, che può intaccare in egual misura sia i bambini che gli adulti, tende a palesarsi anche con sintomi piuttosto evidenti, come dispnea, respiro sibilante e tosse persistente.
Questa condizione accomuna circa 2,6 milioni di italiani, pari ad una percentuale vicina al 5% della popolazione totale. Uno dei tanti modi per diagnosticarla, è sicuramente optare per una radiografia torace.

Altri tipi di asma

L’asma, che a seconda della gravità, della frequenza e delle caratteristiche dei sintomi, può essere classificata come intermittente, leggera, moderata o grave, può avere, di soggetto in soggetto, peculiarità molto diverse: si tende a definire “instabile” la condizione di pazienti che palesano una variazione dei valori di FEV1 dalla mattina alla sera o da un giorno all’altro, mentre si classificano come fenomeni “da sforzo” quelli che coinvolgono un pubblico dinamico che sperimenta episodi asmatici successivamente ad un carico di lavoro intenso.
L’asma può dipendere da una patologia cardiaca o essere innescata, soprattutto tra le donne, da fattori di carattere ormonale.

Quali sono i sintomi dell’asma allergica

I sintomi più diffusi dell’asma allergica sono, naturalmente, la respirazione affannosa ed il respiro incerto e sibilante. Comuni a buona parte dei soggetti affetti dalla patologia sono anche i disturbi del sonno, il senso di pesantezza sulla parte centrale del torace e la tosse secca. Alcuni pazienti palesano inoltre delle difficoltà nello svolgimento di attività aerobiche mediamente impegnative.

Cosa fare in caso di crisi respiratoria

I soggetti affetti da asma allergica cronica imparano col tempo a riconoscere tempestivamente i sintomi in grado di lasciar presagire l’imminenza di un attacco: essere sensibili a questi segnali può essere utile a predisporsi in maniera ottimale alla crisi e ad adottare le necessarie contromisure. Nella maggior parte dei casi, è utile avvalersi del farmaco da inalazione prescritto dal proprio medico curante per contrastare gli effetti più dirompenti dell’attacco con immediata efficacia.
A monte, naturalmente, è utile prevenire il verificarsi di questi episodi rimanendo il più possibile lontani dai fattori di rischio in grado di innescarli: è opportuno, quindi, per i soggetti allergici, tenersi al riparo da polvere, acari e animali domestici. Per i pazienti soggetti ad attacchi acuti, è molto utile tenere sempre a portata di mano, oltre al farmaco da inalare e al DPI, anche il numero di telefono del proprio medico curante.

Quali sono le cause dell’asma allergica

A determinare la maggior parte delle crisi asmatiche è la sottoposizione del soggetto affetto dalla malattia ad allergeni di carattere generalmente proteica contenuti in agenti volatici e facili da inalare. Tra gli allergeni più comuni figurano polvere, polline, peli di animali, acari e insetti in genere.

Come curare l’asma allergica: radiografia torace per diagnosticarla

L’asma allergica è una patologia che tende a diventare cronica ma con la quale è possibile convivere senza particolari difficoltà. Una volta diagnosticata la malattia mediante un accurato controllo medico che prevede lo svolgimento di una radiografica toracica, infatti, è possibile tenere sotto controllo gli effetti della patologia mediante una cura farmacologica specifica.
Lo svolgimento di una rx torace rappresenta un momento fondamentale del processo diagnostico: lo screening si svolge in maniera del tutto indolore e piuttosto veloce. E’ necessario che il paziente si posizioni su un lettino a torace scoperto esponendosi all’azione diretta di un apposito scanner, in grado di fornire al medico radiologo un’immagine chiara ed esaustiva dello stato di salute dell’intero complesso esaminato.
La radiografia al torace sfrutta l’efficacia dei raggi X per offrire un quadro dettagliato delle condizioni di polmoni, bronchi, trachea, cuore, vasi sanguigni, vertebre e coste. In caso di gravidanza lo svolgimento di questo tipo di accertamento deve essere opportunamente concordato con il proprio medico.

Il trattamento farmacologico al quale viene sottoposta buona parte dei soggetti asmatici si basa sull’impiego di broncodilatatori e corticosteroidi nebulizzati, che permettono di allargare le vie respiratorie, contrastando in breve tempo gli effetti dell’asma. Nei casi più gravi si fa ricorso a farmaci antileucotrienici, che garantiscono sovente maggiore rapidità d’azione ma che comportano una gamma più estesa di effetti collaterali.
Cura e prevenzione possono includere anche terapie desensibilizzanti mediante le quali si stimola la risposta immunitaria del soggetto agli allergeni, riducendo così sia il numero che la gravità degli episodi asmatici più acuti.

Steatosi epatica: quando l’ecografia al fegato diventa necessaria

steatosi epatica ed ecografia al fegato

La steatosi epatica, patologia definita e nota anche come “sindrome del fegato grasso”, è una condizione degenerativa che interessa il complesso epatico e che scaturisce generalmente da un anomalo accumulo di trigliceridi negli epatociti.
La maggior parte dei casi di steatosi epatica risulta curabile con successo mediante diete apposite da affiancarsi ad una scrupolosa terapia farmacologica consigliati dal medico dopo un’ecografia fegato: solo una sparuta percentuale pari a circa il 7,5% dei casi complessivi tende ad evolversi in cirrosi epatica. Questa percentuale cresce ulteriormente nei soggetti che fanno abuso di bevande alcoliche.
Tra le disfunzioni possibili che si legano alla manifestazione della sindrome del fegato grasso si riscontrano casi di infiammazioni epatiche con conseguente degenerazione fibrosa.

La comparsa di questa patologia, nei casi non determinati dall’abuso di alcol, si presenta in maniera più frequente sui soggetti obesi, con percentuali fino al 74%, e tende ad associarsi comunemente a malattie quali la dislipidemia ed il diabete di tipo II.
Sono decisamente più basse le percentuali di incidenza riscontrate sui soggetti sani o in età puerile: la diffusione della steatosi epatica nella sua forma più grave, denominata con l’acronimo NASH (Non Alcoholic Steato-Hepatitis)e in grado di causare la successiva formazione di una cirrosi epatica, è fortunatamente ancor più limitata.

Cause principali del fegato grasso

I fattori di rischio in grado di causare la malattia possono essere molteplici: tra le più comuni cause della steatosi epatica è possibile citare la sottoposizione del soggetto ad agenti tossici esogeni, come alcune molecole contenute nei farmaci, negli steroidi e negli alcolici. Alla base della comparsa della malattia possono porsi anche condizioni patologiche collaterali, come deficit nutrizionale e dislipidemia. Naturalmente tra i fattori di rischio più importanti figura anche l’obesità: è facile intuire, infatti, che la tendenza ad assumere uno stile di vita errato può ripercuotersi in maniera molto evidente sulla salute del soggetto, agevolando l’avanzare della malattia.

Steatosi epatica: i sintomi

La gamma di sintomi che può accompagnarsi al presentarsi della steatosi epatica è piuttosto ampia e parecchio eterogenea: tra le implicazioni più diffuse figura l’inspessimento del fegato, unito ad un dolore localizzato appena sotto le coste di destra.
Su alcuni soggetti è possibile riscontrare ittero, ingrossamento della milza ed incremento delle transaminasi. A livello chimico si riscontrano inoltre delle variazioni nei tempi di coagulazione del sangue, che possono a loro volta porsi alla base della comparsa di ulteriori disturbi collaterali.

Diagnostica della steatosi: l’ecografia epatica

L’ecografia al fegato è l’esame diagnostico a cui fare riferimento per identificare in maniera precisa e tempestiva eventuali patologie epatiche ed avviare, di conseguenza, un percorso terapeutico mirato ed efficace.
Lo svolgimento dell’esame non è dissimile dalla maggior parte degli altri screening di tipo ecografico: di conseguenza, l’ecografia epatica non è da considerarsi né dolorosa, né invasiva. L’impiego di ultrasuoni, in luogo dei pericolosi raggi X, scongiura inoltre la comparsa di successive conseguenze negative per la salute del paziente.
Per sottoporsi ad un’ecografia al fegato, il paziente deve sdraiarsi su un lettino, lasciando scoperta all’azione dei macchinari la propria sezione addominale: su questo distretto si concentra anche l’azione del medico radiologo, che impiega una speciale sonda per scandagliare il complesso esaminato.
Questo tipo di screening può essere fortemente condizionato dall’anomala ed eccessiva presenza di gas intestinali: per questo motivo, nei tre giorni precedenti allo svolgimento dell’esame la dieta del paziente non dovrebbe includere alimenti in grado di generare fenomeni di meteorismo e flatulenza. Sono pertanto banditi latticini, verdure, tuberi, legumi, formaggi e fibre in genere.
La dieta è un elemento fondamentale anche nell’ambito del processo di cura del paziente per il quale è stata accertata una condizione patologica legata alla steatosi epatica: i soggetti affetti da questo disturbo, quindi, sono tenuti a curare in maniera scrupolosa la propria alimentazione, riducendo il consumo di alcol, caffeina e teina, di bibite zuccherate, di fritture e dolci. Occorre inoltre dare luogo, nella maggior parte dei casi, ad una consistente riduzione calorica e al taglio dei consumi di tutti gli alimenti che contengono additivi alimentari, glucidi e grassi saturi.
E’, al contrario, opportuno l’incremento dell’apporto giornaliero di fibre, di antiossidanti e di sostanze in grado di depurare il fegato, quali l’acido ascorbico, la cinarina, la silimarina e i polifenoli.
Fondamentale è, infine, sostituire i farmaci epatotossici contenuti nel proprio eventuale programma terapeutico con altri medicinali non dannosi per il fegato.