Calcoli renali: cosa sono, quali sono i sintomi e come si diagnosticano

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I calcoli renali sono delle formazioni minerali che, depositandosi nel tratto urinario, lo ostruiscono. La calcolosi delle vie urinarie scaturisce dall’aggregazione di sostanze come calcio, fosfato ed ossolato, che, combinandosi tra loro, danno forma a calcoli di diverse dimensioni.
I suddetti minerali sono normalmente presenti nell’urina: a determinare la calcolosi è, in linea di massima, la sovrapproduzione di questi minerali, e di conseguenza il loro accumulo: è ovvio che tra le cause dei calcoli gioca un ruolo di primaria importanza l’alimentazione del soggetto. Tra i fattori di rischio figura anche l’età del paziente, specie se abbinata ad un’insufficiente assunzione di liquidi: bere molto, infatti, è la prima arma che ogni soggetto può utilizzare per scongiurare il rischio di una calcolosi. I liquidi, infatti, permettono letteralmente di sciogliere i minerali presenti nelle urine e di favorirne l’espulsione, impedendo i ristagni. Anche il livello di acidità dell’urina è un parametro da tenere continuamente sotto controllo, così come la presenza di fattori congeniti ed ereditari in grado di favorire il profilarsi della patologia. In ultimo, rientrano tra i fattori di rischio anche alcune disfunzioni tiroidee, infezioni alle vie urinarie, malattie dei reni e disturbi metabolici.
Sono numerose le malattie dei reni che possono avere un’influenza più o meno accentuata sulla comparsa e sulle proporzioni di una calcolosi: pelonefrite, glomerulonefrite, sindrome nefrosica, diabete, insufficienza renale, tumori ed idronefrosi sono le più comuni tra queste.

Quali sono i fattori di rischio per i calcoli renali?

La calcolosi delle vie urinarie è una patologia che tende a colpire in maniera prevalente la popolazione maschile. In generale questa problematica accomuna il 3% degli italiani e può essere, come detto, la diretta conseguenza di uno stile di vita errato ma anche, di fattori ereditari in grado di determinarla. Tendenzialmente, infatti, in una famiglia in cui si annoverano parecchi casi pregressi di soggetti affetti dalla calcolosi delle vie urinarie, è più facile sperimentare nuovi episodi tra le generazioni più giovani.

Calcoli ai reni: sintomi della calcolosi delle vie urinarie

La sintomatologia è solitamente piuttosto chiara: i soggetti affetti da calcolosi tendono a riscontrare difficoltà durante la minzione, dolore e nei casi più gravi sanguinamento.
Tra i sintomi più comuni è possibile riscontrare anche coliche piuttosto violente e talvolta invalidanti.

Diagnosticare i calcoli renali con RX diretta renale

Per la diagnosi di una calcolosi è necessario il consulto con un nefrologo: il confronto con lo specialista, infatti, è la prima tappa di un processo di indagine clinica che può richiedere di essere approfondito mediante l’impiego di una RX diretta renale.
Questo tipo di accertamento è definito “diretto” in quanto non richiede l’ausilio del mezzo di contrasto: questo screening permette di esaminare in maniera dettagliata ed approfondita tutta la regione addominale, compresa l’area dei reni e della vescica. Propedeuticamente allo svolgimento dell’esame il medico specialista è solito sottoporre il paziente ad una specifica dieta, mirata ad eliminare dall’intestino l’aria che disturberebbe il corretto svolgimento della radiografia.
La terapia da seguire per l’eliminazione dei calcoli dipende strettamente dalle proporzioni della patologia: la presenza di calcoli inferiori ai 4 millimetri, per esempio, non è considerata preoccupante, in quanto queste scorie possono essere facilmente espulse durante la minzione. In questi casi, dunque, è sufficiente provvedere ad un’abbondante idratazione per risolvere alla base il problema.
Quando i calcoli presentano invece dimensioni maggiori è opportuno ricorrere ad una terapia basata sulle onde d’urto: queste ultime, infatti, aiutano a sgretolare i calcoli di medie dimensioni per agevolarne la successiva eliminazione. Questo processo, noto come litotrissia può avvenire mediante una lieve incisione o con l’impiego di sondini o raggi laser.